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Detrazioni del 55%: facciamo due conti

Mercoledì 10 Dicembre 2008, 11:30 in Fonti rinnovabili, Leggi e decreti, Money, Risparmio Energetico di
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Si sta facendo un gran parlare in questi giorni delle detrazioni del 55%, per via della decisione del governo italiano di modificare drasticamente l'iter da seguire per accedere agli incentivi.

Qualche semplice calcolo può essere utile per valutare la portata economica della decisione del governo italiano.

In un post precedente, a maggio, per l'esattezza, avevo riportato una serie di dati relativi al risparmio energetico conseguito grazie agli incentivi della Finanziaria 2007 e della Finanziaria 2008.

Sul sito dell'ENEA sono disponibili i dati in tempo reale: grazie agli incentivi della Finanziaria 2007, sono state presentate 72.127 richieste, per un risparmio energetico pari a 611.901,46 MWh ed a 129.167,95 tonnellate di CO2 non emessa.

Le domande presentate secondo gli incentivi della Finanziaria 2008 sono 102.981, per un risparmio energetico pari a 609.264,28 MWh ed a 83.878,80 tonnellate di CO2 non emessa.

Secondo dati de Il Sole 24 ore citati da un rapporto di Legambiente, lo sconto fiscale del 55% corre verso un traguardo ambizioso: oltre 230.000 domande presentate dai contribuenti, interventi agevolati per un valore di 3,3 miliardi di euro e detrazioni per circa 1,8 miliardi.

3,3 miliardi di euro!

Ma, allora, quanto costa il provvedimento del governo italiano al singolo cittadino ed alle casse dello Stato?

E' sempre Legambiente a rispondere.

Ipotizzando per un intervento di riqualificazione energetica effettuato nel 2008 un costo pari a 10.000 euro, la detrazione ammonterebbe a 5.500 euro in 3 anni, cioè a 1.830 euro circa nel 2009. Ammettendo che il contribuente usufruisca anche della detrazione del 36% per il recupero del patrimonio edilizio, la perdita per il cittadino sarebbe di circa 1.470 euro.

1.470 euro incassati dallo stato.

Questo per il 2008.

Nel 2009, ovviamente, gli interventi di riqualificazione energetica tornerebbero ad essere effettuati in nero.

La perdita per lo Stato, secondo Legambiente, sarebbe pari a:

- 1.000 euro di iva,

- l'irpef del lavoro e sull'utile dell'artigiano installatore (supponiamo che il costo del lavoro sia il 30% del costo dell'intervento), pari ad altri 1.000 euro circa,

-  i costi sociali del lavoro nero (sanità, invalidità, ulteriore elusione fiscale),

-  i costi nazionali delle importazioni di metano e gasolio per il riscaldamento.

Ma conviene davvero allo Stato un simile provvedimento?

Ciao.

A presto.

 

Si ringrazia:

2
2 commenti
2
12 Dic 2008
alle 10:55

Giacomo Dangelo

Sotto il profilo micro e macro economico nulla da obiettare.  TUTTAVIA  è L'ASPETTO POLITICO, LE LINEE GUIDA , L'ASPETTO STRATEGICO da valorizzare. In parole povere il futuro di questa terra e delle specie animali, compreso l'uomo, che vi abitano.

1
11 Dic 2008
alle 15:05

Valentina

Questo è un ragionamento interessante. Come in tutti i calcoli legati alla sostenibilità energetica, i bebefici vanno sempre calcolati in un ottica di medio-lungo termine. Periodo troppo lungo per chi ha bisogno urgente di fare cassa. :(

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