Fonti rinnovabili e risparmio energetico
Un tema dalle implicazioni drammaticamente mondiali.
Il consumo di acqua.
O, meglio, l'utilizzo di acqua.
Quanta acqua utilizziamo, quanta ne sprechiamo?
Per rispondere a questa domanda, dobbiamo saper rispondere prima ad un altro interrogativo.
Come si misura l'utilizzo di acqua?
Water Footprint, ovvero Impronta Idrica.
La misura dell'utilizzo di acqua discende dal concetto, elaborato nel 2002, di Water Footprint.
Cioè di un indicatore dell'utilizzo di acqua.
Utilizzo di acqua, badate bene, non semplice consumo.
L'impronta idrica di un individuo, di una comunità, di un'azienda è definita come il volume totale di acqua dolce utilizzata per produrre i beni e i servizi consumati da quell'individuo, comunità o impresa.
Cominciamo, ormai, infatti, ad avere dimestichezza con interrogativi del tipo Quanta CO2 viene emessa, per produrre quel bene o fornire quel servizio?
Oppure Quanta energia occorre per produrre quel bene o erogare quel servizio?
Ma ci risulta ancora inusuale sostituire, all'interno di tali interrogativi, i termini CO2 o energia con la parola acqua.
Per chiarire meglio il concetto di Water Footprint, vi riporto alcuni esempi, tratti dal sito relativo:
- La produzione di un kilo di carne di manzo richiede 16 mila litri di acqua
- Per produrre una tazza di caffè ci vogliono 140 litri di acqua.
- L'impronta idrica della Cina è di circa 700 metri cubi all'anno pro capite. Solo il 7% dell'impronta idrica cinese ricade al di fuori della Cina.
- L'impronta idrica del Giappone, di 1150 metri cubi all'anno pro capite, per il 65% ricade al di fuori dei confini nazionali, il che vuole dire che il Giappone ha un alto consumo di servizi e prodotti realizzati all'estero con risorse idriche straniere.
- L'impronta idrica degli USA è di 2500 metri cubi all'anno pro capite.
Esempi impressionanti.
E' evidente, allora, che l'attività di misura dell'Impronta Idrica associata ad ogni nostra attività assume una importanza fondamentale.
E per poter misurare, occorre innanzitutto definire cosa e come misurare, secondo criteri internazionalmente riconosciuti.
Occorre, cioè, definire uno standard, universalmente accettato ed applicato.
Uno standard che consenta di tradurre in numeri (e, quindi, in entità di immediata comprensione) l'attività di misura di un parametro che, altrimenti, rischia di risultare terribilmente astratto.
Distante dalla nostra realtà quotidiana.
Di qui la necessità di elaborare il Global Water Footprint Standard, un metodo universale che permette di calcolare l'Impronta Idrica delle attività umane.
Il Global Water Footprint Standard è stato emesso in prima stesura nel novembre 2009, quindi ha subito una lunga fase di consultazioni con conseguenti modifiche, che ha portato all'emissione della Seconda Revisione dello Standard, nel mese di febbraio 2011.
Lo Standard è contenuto nel Water Footprint Assessment Manual, un volume che potete scaricare gratuitamente qui.
Il Manuale fornisce un set di metodi per la valutazione dell'Impronta Idrica, oltre, naturalmente, ad illustrare le modalità da applicare per calcolare l'Impronta Idrica rilasciata dalle attività dei singoli individui, dalle aziende o da intere nazioni.
Ciao
A presto.
Si ringrazia: